Interpretariato – In difesa dell’interprete professionista

Siccome nel nostro Paese la strada verso la consapevolezza e il riconoscimento di certe figure lavorative è ancora lunga, in questo articolo vogliamo contribuire a sensibilizzare le persone su una figura che ci sta molto a cuore: l’interprete. Un interprete professionista è colui che ha una vasta conoscenza e formazione sia nella propria lingua di lavoro che nella cultura e nel contesto in cui tale lavoro si svolge; Essere bilingue, va ricordato, non è sinonimo di interprete professionista.

Una persona bilingue può essere considerata un interprete professionista?

No. L’interprete professionista deve avere una formazione specializzata. Non basta avere una buona conoscenza delle lingue, poiché l’interprete professionista deve essere formato nella traduzione e nell’interpretazione oltre che nella mediazione interculturale.

Ci sono molte differenze tra un interprete professionista e una persona bilingue. Ma qual è quella più importante? Se ti fermi a leggere la maggior parte delle offerte di lavoro per interpreti in Italia, ti renderai conto che attualmente non chiedono un master o una specializzazione, cercano semplicemente persone con anni di esperienza nel settore, ovvero persone bilingue.

Cosa differenzia il bilingue dall’interprete professionista? Una persona bilingue non deve attenersi a un codice di condotta, poiché, non avendo ricevuto alcun tipo di formazione, può commettere errori come introdurre la propria opinione in un’interpretazione, lasciarsi trasportare dall’amicizia, dalla compassione o dalla familiarità con un cliente, ecc. Le persone bilingui non devono essere preparate a fungere da ponte e, quindi, nella maggior parte dei casi, il messaggio arriva incompleto.

Chi è davvero l’interprete professionista

L’interprete professionista, invece, è formato e specializzato sia linguisticamente che culturalmente. Conosce il codice di condotta dell’interprete e lo segue fedelmente. Questo garantisce che il messaggio raggiunga sempre il cliente in modo completo (senza omissioni), neutrale e confidenziale.

Il fatto che nel nostro Paese permettano a una persona bilingue di svolgere il lavoro di interprete professionista significa che il lavoro dell’interprete professionista perde valore e non ha il prestigio che merita. Se prestiamo attenzione ad altri settori vedremo che funziona diversamente. Ad esempio: una persona che ha studiato o ha conoscenza del diritto, non può esercitare la professione di avvocato poiché è richiesta una laurea magistrale in giurisprudenza. Invece, una persona che parla fluentemente più lingue può essere considerata un interprete professionista.

E ci chiediamo, come è possibile che, in un Paese come il nostro, dove negli ultimi anni sono arrivate tantissime persone di diverse nazionalità, alla figura dell’interprete professionista non venga dato il valore che merita? I nuovi immigrati portano le loro culture e le loro lingue generando limitazioni nella comunicazione interlinguistica. Questo problema viene generalmente aggirato ripiegando su persone bilingue. L’augurio è quello di assistere nel prossimo futuro a un’inversione di tendenza, perché no, non è possibile continuare così.

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